C’è un momento, durante la cottura del riso, in cui capisci che qualcosa sta andando storto: i chicchi si incollano, l’acqua evapora troppo in fretta, il profumo non “sale” come dovrebbe. Eppure, spesso non è colpa del riso, ma di piccoli automatismi, quei 6 errori che facciamo senza accorgercene e che cambiano tutto.
1) Lavarlo nel modo sbagliato (o nel piatto sbagliato)
Questo è l’equivoco più comune: pensare che “il riso si lava sempre”. In realtà dipende dal risultato che vuoi.
- Per riso bollito o pilaf, un risciacquo veloce sotto acqua fredda è utilissimo: porta via polvere e parte dell’amido superficiale, così i chicchi restano più separati.
- Per il risotto, invece, non lavarlo: quell’amido è proprio ciò che ti regala la cremosità.
Se vuoi un trucco semplice, pensa così: se vuoi chicchi sgranati, sciacqua. Se vuoi cremosità, non toccare niente.
2) Saltare la tostatura (e poi chiedersi perché “sa di bollito”)
La tostatura è uno di quei passaggi che sembrano opzionali finché non li fai davvero. Nel risotto, tosta il riso in padella a fuoco deciso per 1 o 2 minuti (con un filo d’olio o una noce di burro). I chicchi devono scaldarsi bene e diventare leggermente lucidi.
Perché è così importante?
- “Sigilla” l’esterno e aiuta i chicchi a restare compatti
- dà un primo strato di profumo e struttura
- evita l’effetto “riso lesso travestito da risotto”
3) Aggiungere brodo freddo (il modo più rapido per spegnere tutto)
Se stai facendo un risotto e versi brodo freddo, succedono due cose che si sentono subito: la padella si raffredda e il riso smette di cuocere in modo regolare. È come interrompere il ritmo ogni volta.
Tieni il brodo sempre caldo, in un pentolino a fuoco basso, e aggiungilo poco per volta. Così mantieni:
- temperatura costante
- sapori più vivi
- cottura più uniforme (ancora più importante con il riso integrale)
4) Mescolare troppo (o troppo poco), cioè sbagliare “coreografia”
Qui vale una regola che sembra contraddittoria, ma non lo è.
- Riso bollito: mescola il meno possibile. Se lo rigiri continuamente, i chicchi si urtano, rilasciano amido e diventano più molli e appiccicosi.
- Risotto: mescolare serve eccome. Non è un esercizio di forza, è un gesto costante e gentile che aiuta l’amido a creare la crema e mantiene la cottura omogenea.
In pratica, il cucchiaio va usato come un metronomo: quasi assente nel bollito, presente nel risotto.
5) Spegnere e servire subito (senza riposo, senza magia)
Questo errore è sottile perché quando hai fame vuoi chiudere in fretta. Ma il riso ha bisogno di un piccolo “finale”.
- Nel risotto, dopo aver spento il fuoco, fai la mantecatura: burro e parmigiano (o quello che preferisci), poi mescola delicatamente e lascia riposare 1 o 2 minuti. È lì che diventa setoso.
- Nel riso bollito, invece, spegni e aspetta 5 minuti con coperchio: il vapore si redistribuisce e i chicchi finiscono di assestarsi.
Quel minuto di pazienza spesso vale più di qualsiasi ingrediente extra.
6) Fiamma sbagliata e tempi ignorati (il classico “fuori cotto, dentro duro”)
Il riso non ama la fretta. Con fiamma troppo alta, l’acqua evapora velocemente, la superficie cuoce, ma l’interno resta indietro. E quando provi a recuperare aggiungendo acqua alla fine, ottieni solo chicchi stanchi e poco profumati.
Due regole pratiche:
- Cuoci a fuoco lento quando fai riso bollito o pilaf, con coperchio.
- Rispetta i tempi di cottura del tipo di riso (basmati, arborio, integrale), perché cambiano davvero.
E già che ci sei, evita di sollevare il coperchio di continuo: ogni apertura altera il rapporto acqua vapore e riso, e ti costringe a inseguire l’equilibrio fino all’ultimo.
Una bussola rapida (per non pensarci ogni volta)
| Preparazione | Lavaggio | Mescolare | Liquido |
|---|---|---|---|
| Bollito, pilaf | Sì, rapido | Poco o niente | Acqua dosata, coperchio |
| Risotto | No | Spesso e delicato | Brodo caldo, poco per volta |
Se eviti questi sei inciampi, il riso cambia faccia: più profumato, più corretto nella consistenza, più vicino a quello che ti aspetti quando lo assaggi la prima volta nella testa. E la cosa bella è che non serve “saper cucinare meglio”, basta fare attenzione ai momenti giusti.




