Grazie a questo segreto, l’impasto sarà una nuvola

C’è un momento, quando affondi le dita nell’impasto, in cui smette di sembrare una massa appiccicosa e inizia a “respirare”. È lì che capisci di essere sulla strada giusta: non verso un pane qualsiasi, ma verso quella consistenza leggera e piena d’aria che tutti chiamano impasto “una nuvola”.

Cosa vuol dire davvero “impasto a nuvola”

Quando si usa questa espressione non si parla di magia, ma di una sensazione precisa, quasi tattile:

  • Morbidezza al morso, senza secchezza né gommosità
  • Sofficità e leggerezza, quindi niente effetto “mattone”
  • Mollica alveolata, con tante piccole camere d’aria
  • Una struttura che regge, grazie alla rete di glutine che intrappola i gas della lievitazione

In pratica, l’impasto deve essere abbastanza forte da trattenere l’aria, ma abbastanza idratato e rilassato da lasciarla espandere.

Il segreto (vero) che cambia tutto: più acqua e più tempo

Se dovessi riassumerlo in una frase, direi così: idratazione alta + maturazione lenta. Sono due leve che, insieme, trasformano farina e acqua in qualcosa di sorprendentemente arioso.

1) Idratazione alta: perché il 70% è una svolta

Per idratazione si intende quanta acqua usi rispetto alla farina. Un 70% significa 700 g di acqua per 1 kg di farina. E sì, all’inizio può spaventare: l’impasto sembra più difficile da gestire, più appiccicoso, quasi “indomabile”.

Eppure è proprio quell’acqua in più che aiuta a ottenere:

  • Estensibilità (l’impasto si allarga senza strapparsi)
  • Mollica umida e soffice anche il giorno dopo
  • Alveoli più presenti, perché l’impasto si espande meglio

Il trucco mentale che mi aiuta è immaginare l’acqua come spazio potenziale. Più acqua, più “volume” possibile, se la struttura è ben sviluppata.

2) Maturazione lenta: il tempo come ingrediente invisibile

Qui arriva l’altra metà del segreto. Un impasto non diventa una nuvola solo perché è idratato, serve anche tempo per far lavorare bene enzimi e lievito, e per rendere la massa più docile.

Un esempio pratico, molto usato nel mondo pizza e pane, è questo schema:

  1. Autolisi di circa 50 minuti (farina con una parte dell’acqua, coperto)
  2. Impasto vero e proprio, aggiungendo il resto dell’acqua poco per volta, poi sale
  3. Riposo in frigo circa 18 ore a 4°C (maturazione lenta)
  4. Rientro a temperatura ambiente per circa 6 ore prima della formatura e cottura

Il frigorifero non è un trucco furbo, è un alleato: rallenta la fermentazione e permette una maturazione più profonda, che spesso si traduce in impasto più elastico e profumato.

Come capisci “a tatto” che sta funzionando

Questa è la parte che rende tutto più divertente, perché non serve essere tecnici, basta imparare a osservare.

Cerca questi segnali:

  • L’impasto diventa liscio e più omogeneo
  • Tirandolo, si nota una certa elasticità, come se opponesse una resistenza gentile
  • Dopo un riposo, risulta meno appiccicoso e più “tenace”
  • In fase di stesura, si allarga con facilità e mantiene aria nei bordi

È normale che con idratazioni alte l’impasto parta “brutto”. Le pieghe e i riposi lo sistemano, come se si ordinasse da solo.

Consigli pratici per non perdersi (anche se impasti a mano)

Se vuoi portare a casa un risultato davvero soffice e alveolato, queste accortezze fanno una differenza enorme:

  • Usa una farina adatta, ad esempio miscele come 50% Caputo Rossa e 50% Caputo Nuvola, oppure una farina pensata per alte idratazioni
  • Non versare tutta l’acqua insieme, aggiungila gradualmente per favorire ossigenazione e controllo
  • Fai almeno un paio di pieghe durante i riposi, aiutano a rinforzare la struttura
  • Non avere fretta, la lievitazione lunga (anche 24 ore) spesso è il passaggio che separa un buon impasto da uno memorabile

Alla fine, il “segreto” è questo: trattare l’impasto come un organismo vivo. Gli dai acqua per diventare leggero, gli dai tempo per diventare stabile. E quando lo inforni, quel lavoro invisibile si traduce in una cosa molto concreta, una mollica piena d’aria, soffice, finalmente “una nuvola”.

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