C’è una frase che sento ripetere spesso, quasi come un passaparola da supermercato, “non contiene lattosio, quindi è leggero e va bene anche per la glicemia”. Anche io, la prima volta, ci ho creduto. Poi ho iniziato a leggere le etichette, a fare due conti, e soprattutto a capire cosa succede davvero dentro quel bicchiere.
Cosa significa davvero “senza lattosio”
Il latte delattosato non è “senza zuccheri”, né è un latte diverso per natura. Semplicemente, il lattosio viene già “pre-digerito” grazie a un enzima (lattasi) che lo scinde in due zuccheri più semplici.
In pratica:
- nel latte normale c’è lattosio, uno zucchero che per molti è ben tollerato
- nel latte senza lattosio, quello zucchero viene trasformato in glucosio e galattosio
- il risultato è un latte spesso un po’ più dolce al palato, anche senza zuccheri aggiunti
La parte davvero corretta della frase, quindi, è questa: è ideale per gli intolleranti al lattosio, perché riduce o elimina i classici fastidi intestinali.
Calorie: la sorpresa che non ti aspetti
Qui arriva il punto che spiazza molti. Il processo di delattosazione non rende il latte “diet”. Le calorie dipendono quasi interamente dalla percentuale di grassi, proprio come nel latte tradizionale.
Ecco una guida rapida, valori indicativi per 100 ml:
| Tipo di latte | Calorie (circa) |
|---|---|
| Intero | 65 kcal |
| Parzialmente scremato | 45 kcal |
| Scremato | 36-47 kcal |
Quindi sì, puoi scegliere una versione più “leggera”, ma non perché è senza lattosio. È leggera perché è scremata. Se il tuo obiettivo è ridurre le calorie, la domanda giusta non è “con o senza lattosio?”, ma “quanti grassi contiene?”.
Glicemia: perché “senza lattosio” non significa “più adatto”
Questo è il punto più delicato, e quello che merita più chiarezza. Nel latte normale, il lattosio ha un indice glicemico relativamente basso (anche perché proteine e grassi ne rallentano l’assorbimento). Nei latticini, inoltre, esiste un contesto nutrizionale che in molti casi viene associato a un impatto metabolico complessivamente favorevole.
Nel latte senza lattosio, invece, lo zucchero è già diviso in zuccheri semplici. E gli zuccheri semplici, a parità di quantità, tendono a essere assorbiti più velocemente.
Cosa significa nella vita vera?
- a stomaco vuoto, il picco glicemico può arrivare più rapidamente
- la sensazione è “sale subito”, soprattutto se lo bevi da solo, magari con un biscotto o un cereale zuccherato
- per chi ha glicemia alta o diabete, non è automaticamente la scelta migliore
Non vuol dire che sia “vietato” in assoluto, ma che non va promosso come ideale per la glicemia. Serve personalizzazione, e spesso conta più l’insieme del pasto che il singolo ingrediente.
Come scegliere in modo intelligente (senza ansia)
Se vuoi un criterio semplice, io lo riassumo così: scegli in base al tuo bisogno reale.
- Se sei intollerante al lattosio, il delattosato ha senso, perché migliora la tolleranza.
- Se vuoi meno calorie, guarda la scrematura, non l’assenza di lattosio.
- Se hai dubbi sulla glicemia, valuta:
- quantità e frequenza
- se lo bevi da solo o insieme a proteine e grassi (che rallentano l’assorbimento)
- il parere del medico o del dietista, soprattutto in caso di diabete o prediabete
La conclusione che chiude il cerchio
La frase iniziale è vera solo a metà. Il latte senza lattosio è davvero una buona opzione per chi non lo digerisce, ma non è “magicamente” più ipocalorico e non è, di per sé, la scelta più adatta per chi ha problemi di glicemia. Alla fine, l’etichetta giusta non è “senza lattosio”, ma adatto a me, oggi, con i miei obiettivi e il mio corpo.




