C’è un momento, davanti a una pizza fumante, in cui ti sembra di conoscere già tutto: la crosta, il profumo di pomodoro, quel morso che mette d’accordo chiunque. Eppure, proprio lì, si nascondono dettagli che fanno spalancare gli occhi. Ho raccolto nove curiosità poco scontate che cambiano il modo in cui guardi questo disco “semplice” e geniale.
1) La “Margherita” era già in giro prima della regina
Siamo abituati a pensare al 1889 come all’anno zero della pizza Margherita, legata al nome di Raffaele Esposito e alla Regina Margherita di Savoia. Ma esiste una menzione di “pizza margherita” che risale addirittura al 1796. Questo non toglie fascino all’episodio reale, piuttosto lo rende più interessante: nel 1889 si consolida e si racconta una versione iconica, quella con pomodoro, mozzarella e basilico, che richiama i colori del tricolore, ma il nome circolava già. In pratica, la storia era in fermento prima ancora di diventare leggenda.
2) “Pepperoni” non significa peperoni
Se hai viaggiato negli Stati Uniti, magari l’hai ordinata con convinzione: “pepperoni pizza”. Solo che non c’entrano i peperoni. Lì “pepperoni” indica un salame piccante a fette, diventato un simbolo della pizza in stile americano e tra le più richieste. È uno di quei falsi amici linguistici che fanno sorridere, e che ti ricordano quanto la pizza nel mondo sia anche una storia di parole che cambiano significato.
3) Esiste un Teorema della Pizza (sì, davvero)
Questa è una di quelle scoperte che ti fanno venire voglia di prendere carta e penna al tavolo. Il cosiddetto “Teorema della Pizza” è un risultato di geometria che riguarda il modo di tagliare un disco in parti di area uguale, per dividere equamente la pizza tra i commensali. In sostanza, dimostra che con una certa disposizione dei tagli puoi ottenere porzioni “giuste” anche quando sembra impossibile. La prossima volta che qualcuno dice “il mio pezzo è più piccolo”, puoi rispondere con la matematica.
4) La stampante 3D che sforna pizze a strati
Sembra fantascienza, invece è un progetto reale: una stampante 3D per pizza sviluppata da BeeHex, in collaborazione con la NASA, pensando anche al cibo per missioni future. L’idea è affascinante perché replica la pizza come la immagini: strato dopo strato, impasto, salsa di pomodoro e mozzarella, con tempi rapidissimi (si parla di una dozzina di pizze in pochi minuti). Non è solo “gadget”, è un esperimento su come produrre cibo in condizioni estreme.
5) Non è solo cibo, è cultura riconosciuta
Dal 2017 l’arte del pizzaiolo napoletano è entrata nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’umanità. Il riconoscimento arriva da UNESCO e riguarda gesti, saperi, rituali, quel modo di “leggere” l’impasto e il forno che si tramanda. È la prova che la pizza non è soltanto una ricetta, ma un linguaggio sociale: bottega, quartiere, famiglia, identità.
6) La “verace” segue regole quasi da laboratorio
La pizza napoletana verace non è un’idea vaga, ha un disciplinare preciso. Alcuni punti chiave:
- Forno a legna tra 430 e 480°C
- Cottura rapidissima, circa 60-90 secondi
- Diametro tipico tra 30 e 35 cm
È una piccola coreografia: se cambi temperatura o tempi, cambia tutto, dalla maculatura del cornicione alla morbidezza al centro.
7) La pizza più costosa (e “di casa nostra”) è pugliese
Tra le pizze più care di cui si parla in Italia c’è “La Colazione del Principe”, una creazione pugliese da 69 euro, pensata in onore del principe Guglielmo Romanazzi Carducci. Qui il punto non è “mangiare tanto”, ma trasformare la pizza in esperienza, con ingredienti pregiati e una narrazione quasi celebrativa.
8) Le versioni più folli nel mondo
Qui potremmo andare avanti per ore, ma alcune combinazioni sono davvero memorabili:
- Australia, base generosa con carne BBQ
- Giappone, maionese al posto della mozzarella
- Hawaii, prosciutto e ananas
- Germania, mix con peperoni, tonno e cipolla
Non tutte convincono, ma tutte raccontano la stessa cosa: la pizza è una tela bianca, ognuno ci dipinge la propria idea di comfort food.
9) Sì, esiste anche una pizza “light” credibile
Al simposio PizzaUp nel 2013 è stata presentata una pizza light che promette circa il 30% di calorie in meno, usando farine di cereali e legumi. Il dettaglio interessante è che l’obiettivo non è punire il gusto, ma lavorare su impasto e bilanciamento per mantenere fragranza e soddisfazione. Insomma, una pizza che non ti fa sentire “a dieta”, ma semplicemente più leggero.




