C’è un momento, quando apri un frutto rosso e brillante e ti ritrovi le dita macchiate di rubino, in cui capisci che quel bicchiere non sarà un succo qualunque. Il succo di melograno fatto in casa ha un sapore pieno, leggermente tannico, e soprattutto una freschezza che quello confezionato fatica a imitare. La parte “segreta” è solo una: estrarlo senza trascinarsi dietro l’amaro delle membrane.
Prima di tutto: la sgranatura che ti salva il gusto
Il passaggio che cambia tutto è separare bene gli arilli (i chicchi) dalle parti bianche. Io lo faccio quasi sempre così, perché è pulito e rilassante.
- Taglia la calotta superiore del melograno.
- Incidi la buccia in 4 spicchi, solo in superficie.
- Apri delicatamente il frutto.
- Immergi gli spicchi in una ciotola d’acqua.
- Stacca i chicchi con le dita o con un cucchiaio: gli arilli affondano, le membrane galleggiano.
- Scola e asciuga i chicchi con carta da cucina.
Risultato: chicchi puliti, meno amarezza, più profumo.
Ingredienti
- 2 melograni grandi (circa 700 g totali, per ottenere 250-350 ml di succo, dipende dalla varietà)
- (Opzionale) 1 cucchiaino di succo di limone (circa 5 ml), utile se senti un retrogusto amaro o vuoi una nota più brillante
Metodo
Metodo 1: con spremiagrumi (manuale o elettrico)
È il sistema più rapido quando vuoi un bicchiere subito.
- Taglia il frutto a metà lungo “l’equatore”.
- Appoggia la parte tagliata sul cono.
- Premi con costanza, ma senza esagerare: troppa pressione schiaccia le membrane e può aumentare l’amaro.
- Ripeti con l’altra metà.
Consiglio pratico: se senti che il succo diventa più scuro e amarognolo verso la fine, fermati un attimo e riprendi con meno forza.
Metodo 2: con estrattore o centrifuga
Qui si va più “tecnici”, ma il succo viene spesso più denso e pulito.
- Sgrana e asciuga bene gli arilli.
- Inseriscili poco alla volta, senza riempire troppo l’imbocco.
- Lascia che la macchina separi succo e scarti.
Se hai tempo, questo è uno dei metodi più costanti in termini di resa e qualità.
Metodo 3: con passaverdure
Vecchia scuola, ma sorprendentemente efficace.
- Metti gli arilli nel passaverdure sopra una ciotola.
- Gira e schiaccia con calma, finché la polpa rilascia il succo.
- Filtra con un colino fine per eliminare residui.
È il metodo che preferisco quando voglio controllare tutto, senza frullare troppo.
Metodo 4: con frullatore o Bimby (poi filtrare)
Quando hai tanti chicchi e poca voglia di “spremere”.
- Frulla gli arilli brevemente (nel Bimby, ad esempio, 20 secondi a velocità 5).
- Versa in un colino a maglia fine o in un canovaccio pulito.
- Premi la polpa con un cucchiaio, senza strizzare con rabbia (anche qui, l’amaro è in agguato).
- Se serve, aggiungi qualche goccia di limone e mescola.
Regola d’oro: frullare poco e filtrare bene è la combinazione che ti evita il gusto troppo tannico.
Filtrare, sì o no?
Io filtro quasi sempre. Un succo più limpido si conserva meglio e risulta più piacevole da bere. Se invece ti piace “rustico”, lascia un po’ di polpa, ma metti in conto che si separerà più in fretta nel bicchiere.
Come conservare il succo (senza rovinare il lavoro)
La conservazione è semplice, purché tu tenga a mente che è un succo delicato.
- In frigorifero: mettilo in un contenitore di vetro ben chiuso, riempito il più possibile per ridurre l’aria. Durata ideale: fino a 48 ore.
- In congelatore: versalo negli stampi per ghiaccio e poi trasferisci i cubetti in un sacchetto. È la soluzione migliore se vuoi porzioni pronte e zero sprechi. Parola chiave: congelamento.
- Pastorizzazione (per conservarlo più a lungo): scalda il succo a 85°C per 15-20 minuti, poi versalo in barattoli sterilizzati e chiudi subito. Lascialo raffreddare senza muoverlo. È un passaggio in più, ma ti regala un succo stabile e sicuro.
In ogni caso, se noti odori strani, effervescenza o sapore “fermentato”, meglio non rischiare. Quando il succo è buono davvero, lo capisci al primo sorso: fresco, rotondo, e con quella punta acidula che ti fa venire voglia di berne ancora un po’.




