Ti è mai capitato di fissare una ciotola di farina e pensare, “Ok, e adesso… senza planetaria come faccio?” Anche a me. Poi scopri una cosa quasi liberatoria: l’impasto non ha davvero bisogno di forza, ha bisogno di tempo, riposo e qualche gesto fatto bene. Il metodo che funziona davvero è quello che lascia lavorare la farina al posto tuo.
L’idea chiave: meno muscoli, più metodo
Quando impasti a mano, l’errore classico è inseguire subito l’impasto liscio. In realtà puoi ottenere una maglia glutinica forte e ordinata con tre strumenti semplici: autolisi, pirlatura e pieghe. È un approccio molto simile a come ragiona il pane “ben fatto”: pazienza, piccoli interventi, risultati puliti.
E sì, vale sia per pane che per pizza, soprattutto intorno al 60% di idratazione.
Ingredienti (per 1 kg di farina, idratazione 60%)
- 1 kg di farina tipo 00 o Manitoba (più forza, più tolleranza all’acqua)
- 600 ml di acqua (550 ml + 50 ml separati)
- 4 g di lievito (fresco o secco)
- 20 g di sale
- 20 ml di olio extravergine (opzionale, per morbidezza)
1) Autolisi: il trucco che ti fa “impastare” mentre riposi
Sciogli il lievito in 550 ml di acqua tiepida, idealmente 22-25°C. A parte, sciogli il sale nei 50 ml restanti (separarlo all’inizio aiuta davvero).
Versa la farina in una ciotola grande, aggiungi l’acqua con lievito e mescola con una mano a “pinza”, come se stessi pizzicando e chiudendo l’impasto. Deve rimanere grezzo e appiccicoso, va benissimo così.
Copri e lascia riposare da 10 a 60 minuti. Questo è il cuore dell’autolisi: la farina assorbe l’acqua, gli enzimi si attivano e il glutine inizia a strutturarsi quasi da solo, un po’ come spiegato quando si parla di glutine.
2) Primo impasto: pochi minuti, ma “intelligenti”
Ora aggiungi l’acqua con sale e, se vuoi, l’olio.
Trasferisci sul piano leggermente infarinato e impasta con delicatezza per 5-10 minuti totali, portando i lembi verso il centro. Il segreto è alternare: 2 minuti di lavoro, 2 minuti di pausa. Ti sembrerà banale, ma evita di scaldare l’impasto e ti salva le braccia.
Obiettivo: impasto più coeso, non perfetto.
3) Pirlatura: la forma che dà forza
Qui succede la magia “da panificio”. Forma una palla e fai pirlatura: mani a coppa, spingi l’impasto verso di te mentre lo ruoti leggermente. La superficie si tende, come una pelle che si stira senza strappare.
Riposa 10 minuti coperto. È un micro riposo che rende tutto più gestibile.
4) Pieghe ogni 45 minuti: la planetaria… fatta a tempo
Metti l’impasto in ciotola leggermente unta o in un contenitore. A 22-25°C fai un giro di pieghe ogni 45 minuti per circa 3 ore, quindi 4-5 giri.
Come si fanno (semplici e pulite):
- Inumidisci le mani.
- Solleva un lembo, tiralo leggermente e ripiegalo al centro.
- Ripeti sui quattro lati.
- Gira l’impasto e copri.
Ogni giro “allinea” la struttura interna. Ti accorgi che, senza quasi impastare, l’impasto diventa più elastico e meno appiccicoso. A fine ciclo, lascia lievitare fino al raddoppio (se serve, anche 4 ore complessive).
5) Formatura e cottura: chiudi il cerchio
Preforma in palla, riposa 15-30 minuti, poi fai la formatura finale.
Per pane:
- Forno statico 230-240°C con vapore per 5 minuti
- Poi 200-220°C per circa 60 minuti (dipende dalla pezzatura)
Il vapore all’inizio aiuta lo sviluppo e una crosta più sottile.
Alternativa “pigra” (ma onesta): no-knead
Se vuoi proprio ridurre al minimo, mescola in ciotola con un cucchiaio, fai un’ora di riposo, poi una lievitazione lunga 12-18 ore. Risultato più rustico, spesso profumatissimo, con grande digeribilità grazie al tempo.
Due aggiustamenti che fanno la differenza
- Se la farina è debole, riduci leggermente l’acqua (parti da 58%).
- Se usi Manitoba, puoi osare più idratazione, ma resta sul sicuro finché non “senti” l’impasto.
Alla fine, il punto non è dimostrare che sai impastare forte. È far sì che l’impasto lavori per te. E quando lo vedi trasformarsi, giro dopo giro, capisci che la planetaria era comoda, sì, ma non indispensabile.




